Il professore che restituisce il sorriso ai bambini

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Il professore che restituisce il sorriso ai bambini

Da domani al 27 settembre al via a Rimini il congresso nazionale Silps (Società italiana labiopalatoschisi). Tra i relatori Alberto Bianchi, direttore dell’Unità complessa di Chirurgia maxillo-facciale al Policlinico San Marco di Catania

Il professore che restituisce il sorriso ai bambini trasmette una grande calma quando spiega interventi avveniristici con una incredibile semplicità.

Alberto Bianchi, scuola bolognese del Sant’Orsola, è direttore dell’Unità complessa di Chirurgia maxillo-facciale al Policlinico San Marco di Catania. Da domani al 27 settembre sarà tra i relatori del Congresso nazionale Silps a Rimini, appuntamento biennale per la Società italiana labiopalatoschisi, qui la parola chiave è lavoro multidisciplinare. Un evento scientifico di altissimo livello, con relatori anche stranieri, che arriva in Emilia Romagna e ci ricorda una storia lontana. Perché Bologna è tra le città che hanno visto nascere la chirurgia maxillo-facciale, sui mutilati di guerra dopo il primo conflitto mondiale.

Bianchi si muove con la massima disinvoltura tra tecnologia tridimensionale e chirurgia personalizzata. E lo fa, questa è una delle prime cose che colpisce di lui, con rara umanità. Se ci riflettiamo: quale mestiere più bello può esistere di quello che restituisce il sorriso ai bambini?
In una chiacchierata di qualche giorno fa, il professore mi ha parlato dei suoi pazienti che prende per mano da bambini e accompagna fino alla laurea o al matrimonio. “Il volto – sottolinea – rappresenta l’identità di una persona, rappresenta il nostro essere”. Da lì passano le relazioni. Mi ha colpito molto in quello che mi ha detto un’analisi: questi bambini spesso diventano leader perché sono forgiati da un dolore che a quell’età non è normale affrontare.

Abbiamo parlato al telefono anche due anni fa, Alberto Bianchi aveva appena concluso un intervento straordinario su una ragazzina di 16 anni nata con la bocca chiusa, affetta dalla rarissima sindrome di Nager e guarita dopo 14 anni di interventi. Provate a pensare che cosa significhi questo traguardo, riuscire finalmente a parlare e a consumare cibi solidi. Un miracolo.

A fine telefonata, mi è venuto spontaneo pensare che quando incontri un medico sulla tua strada, il medico dovrebbe essere proprio così: dimostrare di ricordarsi in ogni istante di avere di fronte una persona non una malattia o un sintomo. Perché l’empatia, la buona comunicazione, aiutano a guarire meglio, spianano la strada, danno fiducia e consentono di attraversare prove molto dure con leggerezza.

Grazie, professore.

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